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Revoca del ragioniere Sapuppo. Raccontiamo i fatti.

Riceviamo e pubblichiamo:

Si è finalmente risolta con la revoca dell’incarico da parte del Consiglio Comunale di Zafferana l’incresciosa vicenda che ha visto coinvolto in questi mesi l’ex presidente Salvatore Sapuppo.

I fatti sono noti, ma forse è il caso di riepilogarli.

In seguito alle elezioni comunali del 2014, essendosi presentata una sola lista per il rinnovo del Sindaco e dall’Assemblea cittadina, venne stipulato tra tutti i membri della lista – nessuno escluso – un accordo per la rotazione degli eletti alle principali cariche istituzionali del Comune di Zafferana.

Detto accordo riguardava anche la poltrona di Presidente del Consiglio Comunale, e prevedeva che il ragionier Sapuppo – ritornato in carica pur senza particolari meriti e preferenze – la occupasse per metà legislatura per essere successivamente sostituito dal professor Ignazio Coco. La staffetta, in una realtà importante ancorché circoscritta come quella di Zafferana, avrebbe consentito la migliore rappresentanza politica delle istanze del territorio. L’impegno venne condiviso da Sapuppo, oltreché, ribadiamo, dall’intera lista. 

Peccato che al momento di rimettere l’incarico, alla fine del periodo stabilito, l’ormai ex Presidente del Consiglio avesse fatto orecchie da mercante, adducendo improbabili motivazioni personali, quali il bisogno economico, il mutuo della casa a mare (con questo caldo!), le cattive sorti della propria squadra sportiva e i sopravvenuti cattivi rapporti con il sindaco Alfio Russo, oltre alla non sussistenza giuridica del “patto” di cui sopra.

Per quanto riguarda l’ultima questione, è inutile sottolineare come un accordo tra gentiluomini non abbia bisogno di altro che della parola per essere valido.

I principi della correttezza personale e del rispetto istituzionale avrebbero imposto a Sapuppo di rispettare l’impegno assunto all’indomani delle elezioni e consentire che il “successore” potesse subentrare nel ruolo stabilito.

In relazione poi all’aspetto economico, risulta paradossale che il ragioniere, pensionato e con interessi diversificati – tra cui appunto quello del calcio: la sua famiglia è sponsor della rappresentanza calcistica cittadina, che si è anche avvalsa di contributi pubblici, ben 13.000 euro annui per risultati non proprio entusiasmanti – abbia bisogno delle poche centinaia di euro legate alla carica di Presidente del Consiglio per “sopravvivere”.

La motivazione addotta sembra pietista e pretestuosa, come non ci si sarebbe aspettati da chi riveste un ruolo pubblico da esercitare con onestà e onore, anzitutto intellettuali.

La situazione di stallo determinata dal comportamento di Sapuppo – la cui Presidenza è risultata carente da molti punti di vista, non ultimo il mancato recepimento delle Leggi regionali e la scandalosa inerzia degli ultimi mesi – ha condizionato l’attività amministrativa del Comune di Zafferana costringendo il Consiglio ad una soluzione coattiva per la sua rimozione. Ovvero la revoca dell’incarico avvenuta martedì da parte di un’Amministrazione stanca di risultare succube e complice delle azioni del Presidente. Una scelta condivisa peraltro da una larghissima maggioranza e accolta con sollievo dai cittadini.

Sarebbe stato assai più onorevole per Sapuppo se il buon senso avesse prevalso superando l’impasse senza arrivare a tanto. Le sue scelte scellerate hanno invece determinato il voto dell’altro ieri, appoggiato anche dal sindaco e dalla Giunta (ad esclusione di un solo membro), che hanno contributo in maniera determinante a sciogliere lo stallo politico in cui versava la città di Zafferana. Una comunità che non merita certo di essere presa in ostaggio da un esponente interessato soltanto alla poltrona, oltreché infedele alla parola data.

A votare per il nuovo Presidente del Consiglio, professore Ignazio Coco, sono stati i nove consiglieri artefici della revoca a Sapuppo.

Occorre precisare, che quest’ultimo non ha ricevuto nemmeno i voti di coloro che si erano opposti alla sua rimozione. Costoro, come da verbale, hanno infatti preferito votare “scheda nulla” confermando la totale sfiducia nei confronti del ragioniere.

Al netto di tale inequivocabile giudizio, pare che Sapuppo stia valutando di presentare ricorso al TAR. Una manovra che in presenza di una così chiara sconfitta politica non farebbe altro che confermare come l’unico interesse di costui sia quello di mantenersi aggrappato alla poltrona, non sazio di averla occupata per oltre vent’anni.

Comunque vadano le cose, non basterà un ricorso per restituire a Sapuppo la DIGNITA’ che si era giocato negli ultimi mesi, persa definitivamente nel Consiglio di martedì.

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